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WIM WENDERS DEBUTTA NEL TEATRO MUSICALE
LES PÊCHEURS DE PERLES · I PESCATORI DI PERLE
Libretto Eugène Cormon e Michel Carré
Musica Georges Bizet

Direttore Jérémie Rhorer
Maestro del coro Lorenzo Fratini
Regia Wim Wenders
Scene David Regehr
Costumi Montserrat Casanova
Luci Olaf Freese
Video Donata Wenders, Michael Schackwitz
Drammaturgia Detlef Giese
Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Sopratitoli in italiano e inglese a cura di Prescott Studio
Firenze, Teatro del Maggio
16, 19, 21, 23 settembre 2025
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Ambientata a Ceylon (l’attuale Sri Lanka), la storia narra il triangolo sentimentale tra i pescatori di perle Nadir e Zurga e la sacerdotessa di Brahma, Léïla. Nadir e Zurga sono uniti da un forte legame di amicizia, ma il conflitto si evolve a causa dell’amore condiviso per Léïla e della scoperta che la sacerdotessa è la stessa donna di cui i due uomini si erano innamorati anni prima.
Questo allestimento di Les pêcheurs de perles, un titolo raro anche in Francia, nasce nel 2017 allo Schillertheater di Berlino, al termine dei sette anni in cui questo teatro, generalmente dedicato alla prosa, si è trovato a ospitare il cartellone della Staatsoper Unter den Linden, inagibile in quel periodo per lavori presso la propria sede storica.
L’iniziativa si deve a un invito a collaborare da parte di Daniel Barenboim, già direttore della Staatsoper, all’amico Wim Wenders — il quale a sua volta propone come titolo quest’opera del giovane Bizet (1863) perché il duetto Nadir-Zurga e l’aria di Nadir lo avevano segnato durante gli anni di gioventù in California.
Wender si muove con grande eleganza e discrezione in un contesto ricco potenzialmente di insidie visive, quelle di un esotismo di facciata e ornamentale: la scena è scarna, in ombra ma non cupa, i costumi senza tempo, le proiezioni evocative — un universo di ieratica semplicità, non privo di consapevoli ingenuità attinte ai fondamentali del teatro d’opera.
«Certo, siamo agli antipodi del regietheater», scrive Guy Cherqui all’indomani del debutto a Berlino nel 2017: «Wenders non propone una regia di drammaturgia, ma estetica; Wenders non propone una lettura, ma un sistema di evocazioni non naturalistico e tuttavia un po’ sfiorito, di altri tempi, evitando sempre quel realismo che non avrebbe posto nel nostro caso. In questo paesaggio astratto, ogni personaggio non è quello che pare; e la scommessa del dramma è lavorare su essere e apparenza, sul tessuto sottile delle relazioni amicali e delle rivalità, in cui Zurga sembra il personaggio più complesso, ma anche il più maturo, consistente e profondo».
